PDF Stampa E-mail
Futuro in Progress, di Roberto Paura. Evitare il collasso
Visioni del futuro - Postumano

Futuro_in_Progress2

Gli scenari tratteggiati nei quattro capitoli di questo volume sono basati tutti sul presupposto che il futuro che ci attende sia più o meno migliore del presente in cui viviamo oggi. Ma questo presupposto potrebbe essere sbagliato. Ci troviamo in una fase particolarmente delicata della storia della civiltà umana, in cui la crescita esponenziale di diversi fattori – dalla popolazione ai gas serra in atmosfera – possono minare le prospettive di sviluppo futuro. L'interdipendenza, la complessità, la fragilità dei sistemi tecnologici sui quali poggia la civiltà contemporanea costituiscono tutti gravi fattori di rischio.

Il futuro non è affatto roseo e se non interveniamo subito potremmo assistere nell'arco della nostra vita al collasso della nostra civiltà. Affermazioni simili di recente sono di moda, ma non sono troppo campate per aria, se è vero che sono condivise da economisti, sociologi, politologi e scienziati di mezzo mondo. Secondo Sir Martin Rees, ex presidente della Royal Society e docente emerito di astrofisica e cosmologia all'Università di Cambridge, «questi rischi stanno diventando sempre più grandi invece di ridimensionarsi, ed è sorprendente quanto poca attenzione suscitino». Per questo motivo Rees ha deciso di fondare a Cambridge un "Centro per lo Studio del Rischio Esistenziale" (CSER, Center for the Study of Existential Risk) [1], insieme al filosofo Huw Price, che siede alla cattedra che fu di Bertrand Russell, e a Jaan Tallinn, co-fondatore di Skype e fisico teorico. Nel suo bestseller Il secolo finale [2], l'astrofisico britannico sosteneva che la nostra civiltà ha il 50% di possibilità di scomparire dalla faccia della Terra entro la fine di questo secolo. E questo perché l'interdipendenza raggiunta, la vulnerabilità dei sistemi tecnologici, le minacce prodotte da un uso sconsiderato delle biotecnologie, la facile diffusione delle malattie, insieme al rischio del terrorismo internazionale, fanno di quest'epoca la più rischiosa della storia umana.

La minaccia delle armi nucleari potrebbe presto essere soppiantata da una nuova generazione di pericolose tecnologie, prodotte dall'uso sconsiderato delle nanotecnologie, dell'intelligenza artificiale, di virus prodotti in laboratorio. Anche se il pericolo maggiore viene dai cambiamenti climatici. «Il nostro intento è di creare un gruppo che possa focalizzarsi su queste minacce ancora poco studiate», spiega Martin Rees [3]. La rivista Nature li definisce "fattori X" in un rapporto stilato per conto del World Economic Forum sui rischi esistenziali che corre la nostra civiltà [4]. Gli "XFactors" sono quegli eventi considerati estremamente improbabili ma che, qualora avvenissero realmente, potrebbero minare alla nostra sopravvivenza sulla Terra. Il primo della lista, per la verità, non è poi così improbabile: la minaccia del cambiamento climatico (vedi §1.1). Tuttavia, il grande fattore X in questo caso è dato da quelli che I climatologi definiscono "effetti moltiplicatori". Ossia, la possibilità che, superato un certo punto di non ritorno, si inneschino ulteriori effetti di riscaldamento globale, prodotti per esempio dallo scioglimento della tundra artica con conseguente liberazione in atmosfera di quantità enormi di CO2. Tale scenario, emerso di recente, non fa dormire parecchi scienziati e sembrerebbe suggerire che anche le nostre peggiori preoccupazioni sugli effetti del cambiamento climatico sono troppo ottimistiche.

Un altro fattore X sarebbe invece capace di produrre un effetto radicalmente opposto. Circa 74.000 anni fa, il supervulcano Toba in Indonesia proiettò nell'atmosfera migliaia di tonnellate di roccia, polveri e ceneri, tali da oscurare la luce del sole per molti anni. Secondo gli storici del clima, l'eruzione del Toba favorì l'insorgere dell'ultima era glaciale che sterminò la popolazione umana riducendo i nostri antenati ad appena 10mila esemplari. Sebbene le stime indichino in appena un mero 1% la possibilità di una supereruzione del genere nei prossimi 7000 anni, non si può mai dire mai. I quattro supervulcani più giovani, costantemente monitorati, sono il Toba, il vulcano Taupo in Nuova Zelanda, lo Yellowstone negli Stati Uniti e i Campi Flegrei in Italia. I vulcanologi ritengono che quest'ultimo abbia le maggiori chance di eruttare per primo, considerato il fenomeno dell'innalzamento del suolo nell'area di Pozzuoli a partire dalla fine degli anni '60. Il Deep Drilling Project attualmente in corso intende valutare, attraverso una perforazione fino a tre chilometri di profondità, l'effettivo rischio di una futura eruzione [5].

C'è poi la sempreverde minaccia proveniente dal cielo. Asteroidi a parte, per fortuna costantemente censiti e monitorati dal programma Near Earth Objects al JPL della Nasa, c'è anche qualcos'altro nel cielo. Per esempio, le supernove. Secondo alcuni studiosi almeno una delle cinque grandi estinzioni di massa avvenute in passato sulla Terra sarebbe attribuibile all'esplosione di una supernova vicina o comunque all'emissione di un potente gammaray burst, un lampo gamma capace di spazzare via la fascia di ozono del nostro pianeta privandoci di quella naturale protezione dai raggi cosmici che consente alla vita di prosperare. L'estinzione del tardo Ordoviciano circa 440 milioni di anni fa potrebbe, secondo alcune recenti ricerche, essere ricondotta all'esplosione di una supernova lontana alcune centinaia di anni luce [6]. Anche se non conosciamo nessuna candidata supernova nel nostro vicinato galattico che possa minacciare la vita sulla Terra, ci sono molte cose in cielo che ancora non conosciamo. Fino a pochi decenni fa, non sapevamo nulla dei lampi gamma, per esempio.

E dallo spazio potrebbe venire fuori anche dell'altro. Gli editor di Nature arrivano a prendere in considerazione anche quello che definiremmo il più improbabile degli eventi X: la scoperta degli alieni. È davvero difficile credere che assisteremmo mai a un'invasione degli extraterrestri, considerando le enormi distanze che ci separano dalle altre stelle (vedi §2.4). Ufo a parte, gli scienziati si chiedono piuttosto cosa accadrebbe se scoprissimo davvero la vita aliena. Per esempio, intercettando una trasmissione radio proveniente da un'altra civiltà. Il famoso sceneggiato radiofonico di Orson Welles La guerra dei mondi nel 1938 produsse un'ondata di panico in tutta l'America. Secondo alcuni sociologi, ciò dimostrerebbe che la nostra reazione alla scoperta di E.T. potrebbe essere piuttosto scomposta. Soprattutto qualora scoprissimo che i nostri compagni di viaggio in quest'universo sono molto più avanzati di noi.

Tra le altre ipotesi fantascientifiche, gli autori del rapporto citano anche lo scenario della "singolarità", in cui l'accelerazione tecnologica porterebbe di qui a qualche decennio alla nascita di una post-umanità ibridata con le interfacce elettroniche (vedi §4.3). I post-umani, dotati di doti cognitive superiori grazie a innesti tecnologici, potrebbero finire per costituire un'élite rispetto al resto dell'umanità tagliata fuori dai limiti dello sviluppo. Il gap enorme tra Nord e Sud del mondo finirebbe per diventare davvero incolmabile. Non solo: utilizzati nei teatri di guerra, questi esseri umani potenziati si rivelerebbero pressoché invincibili. Potrebbe essere l'anticamera di una società sottoposta al dominio dispotico di pochi "super-uomini" che hanno ottenuto il massimo delle loro facoltà fisiche e intellettuali grazie all'ibridazione con le macchine.

Prima che ciò avvenga, tuttavia, potremmo trovarci ad affrontare un altro evento-X, di natura assai meno tecnologica. Oltre alle minacce di virus e batteri, infatti, ci sono i funghi. Non quelli che ci capita di raccogliere o mangiare nel risotto, benché in rari casi ci si possa imbattere in esemplari velenosi. Alcune forme di funghi hanno prodotto le peggiori estinzioni delle specie viventi, in passato. Recentemente, la famosa carestia irlandese del 1840 fu prodotta da un fungo che annientò quasi tutte le patate in Irlanda uccidendo per fame un milione di persone. Secondo le stime, un'epidemia globale di Phytophthora infestans potrebbe uccidere per carestia oltre un miliardo di persone. La globalizzazione ha avuto come conseguenza in agricoltura l'uso più o meno identico in tutte le parti del mondo degli stessi ceppi genetici per i diversi prodotti. Questa scarsa varietà genetica, se da un lato favorisce la produttività, pone un serio rischio in caso di epidemia, perché tutte le coltivazioni sul pianeta verrebbero colpite. In alcuni casi, per quanto rari, i funghi potrebbero fare un salto di specie e invadere l'organismo umano. Si diffonderebbero più lentamente di virus e batteri, ma potrebbero rivelarsi più letali.

I fattori X citati nel rapporto restano molto improbabili, con l'eccezione del cambiamento climatico. Il World Economic Forum ha voluto commissionare agli editor di Nature questa lista "apocalittica" [7] allo scopo di far emergere alcune minacce costantemente sottostimate dalla politica mondiale, ma che restano comunque nell'ordine delle possibilità. Anni fa, un esperto di trading e oggi filosofo di grido, il libanese Nassim Taleb, definì questi eventi "cigni neri" [8]. Fino alla loro scoperta in Australia, nel XIX secolo, nessuno era al corrente dell'esistenza dei cigni neri. Allo stesso modo, potremmo ignorare alcune cose di questo mondo le cui conseguenze finirebbero per rivelarsi molto peggiori della scoperta dei cigni neri. Un esempio, secondo il CSER di Cambridge, è il cosiddetto gray goo: il termine fu introdotto nel 1986 dall'ingegnere e biotecnologo Kim Eric Drexler nel suo libro Engines of Creation ("I motori della Creazione"). Secondo la sua tesi, esperimenti di nanotecnologia potrebbero condurre alla creazione di nanorobot capaci di annientare l'umanità. Questi nanorobot potrebbero essere iniettati nell'organismo umano per curare malattie, e resi capaci di autoreplicarsi attraverso l'impiego di sostanze presenti nel nostro corpo. Ma, qualora ne venisse perso il controllo, l'autoreplicazione proseguirebbe all'infinito, producendo una nanosostanza biotecnologica (il "gray goo", appunto) che finirebbe per consumare tutti gli elementi disponibili sulla Terra, distruggendola. Secondo alcuni calcoli, il gray goo riuscirebbe a raggiungere la massa stessa della Terra nell'arco di due giorni.

Scenari più fantascientifici che scientifici, certo. Ma in generale una qualsiasi nuova tecnologia non adeguatamente studiata e messa in mano a persone incompetenti o, peggio, malintenzionate, potrebbe produrre gravi danni. Nel 2002 la rivista Wired lanciò una gara di scommesse per raccogliere contributi di illustri "futurologi" sulle prospettive a lungo termine della nostra civiltà [9]. Martin Rees puntò 1000 dollari sulla possibilità che entro il 2020 un episodio di bioterrorismo uccida un milione di persone. Certo, erano gli anni successivi all'11 settembre e la paura del terrorismo internazionale teneva banco. Oggi queste paure sono relativamente ridimensionate, e le misure di sicurezza enormemente aumentate; ma non c'è dubbio che liberando il virus del vaiolo in una grande metropoli ci siano alte possibilità di far vincere a Rees la sua atroce scommessa.

Nick Bostrom, pioniere degli studi sul rischio estintivo e docente di filosofia all'Istituto per il futuro dell'umanità di Oxford, ritiene essenziale che le università comincino a inserire nei loro programmi didattici dei corsi sul futuro della nostra civiltà, che includano l'analisi delle prospettive di rischio del genere umano [10]. Altri studiosi illustri, come Stephen Hawking e Jared Diamond (l'autore di Collasso. Come le società scelgono di vivere o morire), da tempo battono il tasto sul rischio che l'umanità sta correndo. John Casti, matematico tra i pionieri della teoria del caos, oggi direttore all'X-Center di Vienna, studia i cosiddetti "eventi X". La sua tesi è che la nostra società sia diventata troppo complessa per poter essere gestita e l'unica alternativa all'imminente collasso è la semplificazione [11].

Il mercato azionario, per John Casti, è un classico caso di complessità del sistema. Un piccolo e apparentemente insignificante evento, come la decisione di un azionista di disfarsi dei suoi titoli perché bisognoso di liquidità, influenza l'intero mercato, portando magari migliaia di investitori a vendere a loro volta le proprie azioni. Ciò produce una crisi per l'azienda in questione, che può comportare tagli al personale e aumento del numero di disoccupati, i quali a loro volta compromettono la tenuta del welfare state, mettendo a rischio l'intero sistema politico di un paese. La nostra società, afferma John Casti, è come un castello di carte. Nel suo libro Eventi X, lo studioso racconta dello sforzo di un architetto americano di completare il più grande castello di carte mai realizzato. Ci riuscì (nel 2010), ma una banale folata di vento o uno starnuto troppo forte avrebbero potuto compromettere tutto. Noi ci troviamo esattamente in questa situazione.

Gli "eventi X" di cui parla Casti sono tutti quegli avvenimenti considerati estremamente improbabili, ma la cui frequenza sta aumentando in maniera allarmante, con danni sempre più gravi. L'aumento degli eventi X non dipende da nessun imminente avverarsi di profezie apocalittiche di qualunque sorta, ma solo dal fatto che la nostra civiltà è diventata troppo complessa per essere gestibile. Casti fa l'esempio dell'Impero romano, la cui eccessiva estensione e complessità dell'apparato burocratico finì per provocarne il collasso. L'unico modo per gestire un sistema complesso è attraverso un sistema più complesso. Finora ci siamo riusciti, ricorrendo a una burocrazia sempre maggiore, a tecnologie e strumenti informatici sempre più raffinati, in grado di processare una mole di dati crescente a velocità sempre superiori, ma potremmo essere vicini al punto di non ritorno. E gli esempi di Casti sono del resto preoccupanti.

Negli ultimi cinque anni, il prezzo del cibo è aumentato del 40%, provocando la crescita del numero di poveri nel mondo e accendendo la miccia della cosiddetta "Primavera araba" [12]. Ciò è avvenuto per un insieme di circostanze apparentemente imprevedibili – come per esempio l'eccessivo impiego di mais per produrre biocarburanti – ma che alla lunga scatenano effetti devastanti. La riduzione della disponibilità di acqua potabile è un altro rischio capace di scatenare guerre devastanti. A ciò si aggiunge la vulnerabilità prodotta dalla globalizzazione nei confronti di nuovi virus capaci di diffondersi a velocità incredibili. E che dire della resistenza dei batteri agli antibiotici? Nessuno avrebbe immaginato, un secolo fa, che un'arma così efficace nell'abbattere la mortalità mondiale avrebbe potuto un giorno ritorcersi contro di noi. Un altro esempio preoccupante è la possibilità che un impulso elettromagnetico prodotto dall'esplosione di un ordigno nucleare di bassa potenza nell'atmosfera, o da una quantità eccessiva di raggi gamma dallo spazio, possa mandare in tilt le nostre apparecchiature elettroniche, gettando la nostra civiltà in pieno medioevo da un giorno all'altro.

Quale può essere la soluzione? Quella apparentemente più risolutiva è avviarci verso una semplificazione del sistema. Secondo Casti, una sola società nel corso della storia ha imboccato questa strada, l'Impero bizantino, il quale dopo la conquista ottomana di Costantinopoli avviò un rapido processo di snellimento burocratico per rispondere alle nuove sfide interne ed esterne. Ma non è certo un esempio molto positivo da seguire. I teorici della decrescita condivideranno le tesi di Casti, ma il matematico non sostiene di arrestare la crescita, quanto piuttosto di proseguirla attraverso altre strade, che vadano verso una minore dipendenza da strutture troppo delicate per reggere a lungo – come Internet. L'altra soluzione, forse più fattibile, è quella di investire nella capacità di comprendere il futuro evolversi del sistema. L'unico modo per gestire la complessità – è il mantra di Casti – è attraverso un sistema più complesso. Il rapido evolversi della tecnologia potrebbe presto donarci degli strumenti attraverso i quali guidare la civiltà attraverso il suo tumultuoso sviluppo. Progettare modelli e strumenti in grado di prevedere gli eventi estremi, gli "eventi X", prima che accadono, disinnescando la bomba prima che esploda, è l'unico modo che abbiamo per evitare il collasso.

1 Il sito Internet del centro è: http://cser.org/.
2 Martin Rees, Il secolo finale, 2003; tr. it. Mondadori, Milano, 2004.
3 George Dvorsky, The Astronomer Royal tells io9 how he plans to save humanity from
extinction, "io9.com", 7 settembre 2012.
4 Nicola Jones, Planetary disasters: it could happen one night, "Nature", 8 gennaio 2013.
5 Supervolcano Drilling Plans Gets Go-Ahead, "Science", 18 maggio 2012.
6 Si veda Telmo Pievani, La fine del mondo, il Mulino, Bologna, 2012.
7 Global Risks 2013, http://reports.weforum.org/global-risks-2013/.
8 Nassim Nicholas Taleb, Il cigno nero, 2007; tr. it. Il Saggiatore, Milano, 2008.
9 Wanna Bet?, "Wired", maggio 2002.
10 Nick Bostrom e Milan M. Cirkovic (a cura di), Global Catastrophic Risks, Oxford
University Press, 2011.
11 John Casti, Eventi X, 2012; tr. it. Il Saggiatore, Milano.
12 FAO, The State of Food Insecurity in the World 2013.

Il sito dell'Italian Institute for the Future, di cui Roberto Paura e' presidente, e sul quale e' possibile acquistare Futuro in Progress.

 

Tecnofascismo? No grazie.

  • Una serie di articoli su sovrumanismo e dintorni e sui motivi che hanno spinto Estropico ad andarsene dalla Associazione Italiana Transumanisti.
  • Aggiornamenti (su Estropico Blog)

Varie